Alcune Case, ad es. le tedesche e le coreane, si sono globalizzate, cogliendo l’opportunità di espansione nell’immenso mercato cinese, mantenendo elevata la produzione e le vendite domestiche.

Altre Case hanno preferito delocalizzare, e quindi fare enormi investimenti, attratte dal miraggio del differenziale di costo della manodopera. in realtà, il differenziale è destinato a ridursi, anzi annullarsi o ribaltarsi, come dimostra l’esperienza del Giappone e della S. Corea. Ma soprattutto il costo globale del lavoro in una Casa automobilistica pesa per meno del 10% del fatturato. In Italia, negli stabilimenti di carrozzeria e nello stabilimento di motori di Pratola Serra, il rapporto è 3%.

Il risultato finale è ben narrato da John Nichols, che, con riferimento ad una nota Casa, scrisse il 1° giugno 2009 su The Nation:

After decades of closing factories, laying off workers and shifting production overseas, the company now finds itself with $172.8 billion in debt.

https://www.thenation.com/article/new-gm-layoffs-factory-closings-offshoring/

ecco qui il link alla richiesta di fallimento, presentata lo stesso giorno al US Bankruptcy Court Southern District New York, gentilmente fornito da NYT:

http://www.eng4.eu/wp-admin/post-new.php?post_type=page

Fu poi salvata anzi resuscitata dal Governo Americano, con una iniezione di 82 B$ del contribuente americano, contributo complessivo per questa ed altra Casa in bancarotta: ovviamente molti hanno perso molto a causa di manifestamente poco avvedute strategie e politiche aziendali.